Lungarno
Questo progetto fotografico nasce dal desiderio di esplorare il fiume Arno, uno spazio che si rivela sospeso nel tempo, dove l’impronta umana e la presenza della natura coesistono in un equilibrio fragile. Seguendo il corso del fiume, ho imparato a rallentare, ad ascoltare: il suo ritmo irregolare mi ha insegnato un modo diverso di osservare e fotografare. Le immagini in bianco e nero restituiscono una dimensione onirica e rarefatta, in cui i confini tra realtà e percezione, tra urbano e natura, tra passato e presente si dissolvono. L’Arno non scorre in una natura incontaminata: è contenuto, sorvegliato, ma continua a mutare e reclamare spazio. Attraverso paesaggi, dettagli e momenti di vita spontanea lungo le sue rive, il lavoro rivela una convivenza delicata, mai davvero stabile, tra l’azione umana e la forza mutevole del paesaggio. Non è solo una narrazione visiva, ma una riflessione sensoriale e meditativa. In un tempo in cui il nostro legame con l’ambiente è più che mai cruciale, questo progetto si propone non solo come una traccia e una memoria del nostro territorio ma anche come uno specchio. Ci richiede di guardarci da fuori e di questionare la nostra impronta.